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Sono uno di quei medici, come dice un mio amico, che non ha mai visto un paziente in pigiama (buon per lui, per il paziente intendo dire, peraltro!). Quindi provo un grande rispetto per quei medici che svolgono attività clinica con tutte le responsabilità del caso. E per lo stesso motivo sarei tentato di non entrare nel merito del tema  molto caldo che sto per affrontare: il rapporto tra la professione medica e le “nuove” professioni sanitarie. Ma è un tema troppo importante per non porlo all’attenzione di chi (come coloro che ci leggono) vive con passione i problemi della nostra sanità pubblica.

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E’ uscito ieri un comunicato stampa della CGIL, CISL e UIL sulla sicurezza sul lavoro nelle Marche che riprende un tema da noi di recente trattato in un post pure “ispirato” da un documento sindacale.

Questo un ampio  stralcio del comunicato stampa:

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L'ISTA ha pubblicato un rapporto che si propone di analizzare lo stato di salute della popolazione nelle regioni italiane e la sua evoluzione nell’arco del decennio 2005-2015:: "Si tratta di un periodo importante, in cui la crisi economica e le trasformazioni sociali da essa indotte hanno imposto importanti sfide alle politiche pubbliche, anche in presenza di un quadro demografico critico per l’invecchiamento della popolazione e l’immigrazione". Innanzitutto il link per scaricarlo: La salute delle regioni italiane: 2005 -2015.

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La capacità della comunicazione di deformare la realtà è davvero straordinaria e non esiste esempio migliore del dibattito italiano sulla spesa pubblica. Misteriosamente esiste una apparente tensione universale a considerare positivo l'incremento del debito pubblico come cura di ogni male (visti gli effetti del debito passato...) e ci sono quei cattivi degli euroburocrati che vorrebbero che non spendessimo più di quello che possiamo permetterci! Loro sono strani, come la maggior parte dei Paesi sviluppati e che si continuano a sviluppare, mentre noi che perseguiamo l'indebitamento infinito saremmo quelli sani!

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C’è una gran voglia di approvare il Piano. Anche il mutato quadro politico a livello nazionale spinge in questa direzione. E allora in questi ultimi giorni molti si interrogheranno su come fare a chiudere questa vicenda del Piano in modo dignitoso. Insomma, su come a fare a dargli quello che ai miei tempi si chiamava il 18 politico, quello che magari non ti faceva partire militare. 

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