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Questo post dal titolo alla Lina Wertmuller non è nè contro né a favore di un tipo di rete ospedaliera o di un’altra. In particolare non è né a favore né contro gli ospedali unici rispetto al mantenimento degli ospedali attuali. E’ a favore di un metodo di ragionamento che non stiracchi a proprio favore il Decreto Balduzzi per difendere scelte – qualunque esse siano – fatte senza tenere conto di tutte le variabili in gioco. Dentro un ragionamento serio fatto sulla base di dati e di criteri  razionali sul piano tecnico ci può stare in teoria tutto. Anche quelle posizioni – spesso di segno opposto – che occupano ogni giorno le rassegne stampa sulla sanità marchigiana. Ma solo dentro un ragionamento serio che ancora si deve a mio parere sviluppare. A  proposito: una razionalità politica non esiste se non supportata da una solida razionalità tecnica.

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La costruzione di un nuovo ospedale costituisce una formidabile occasione di qualificazione di una rete ospedaliera. Figuriamoci quando una Regione delle dimensioni delle Marche tra cantieri aperti e cantieri in itinere ne ha addirittura 7 (sette!!) che riguardano nuovi ospedali: l’Ospedale Unico Marche-Nord, il nuovo Salesi, l’Ospedale Unico Ancona Sud (INRCA Ancona-Osimo), l’Ospedale Unico dell’Area Vasta 3, il nuovo Ospedale di Fermo, l’Ospedale Unico dell’Area Vasta 5, il nuovo ospedale dei Sibillini ad Amandola. E’ la stessa proposta del Piano Socio-Sanitario attualmente in discussione ad utilizzare l’espressione Ospedale Unico per quelli di Marche Nord, Ancona Sud, Area vasta 3 e Area Vasta 5 stando così ad indicare che ai 4 nuovi ospedali unici ne corrisponderebbero 8 (due a testa per ogni ospedale unico) da chiudere per essere poi trasformati in strutture territoriali. Sono note le tensioni che accompagnano, e allungano, la fase di identificazione del sito di un  nuovo ospedale unico visto che nessuna comunità rinuncia volentieri alla “propria”struttura. Qui il discorso si farebbe lungo perché più che le comunità a “ribellarsi” sono singoli movimenti non necessariamente politici, ma spesso - per così dire - civili.

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Su JAMA (The Journal of the American Medical Association, una delle più autorevoli riviste di medicina al mondo) nel numero del 25 aprile sono state  pubblicate le nuove raccomandazioni USA per lo screening dei tumori del colon-retto:  "Colorectal Cancer Screening: Recommendations for Physicians and Patients From the US Multi-Society Task Force on Colorectal Cancer". Qui si afferma che  "Lo screening dovrebbe iniziare all'età di 50 anni nelle persone a rischio medio (quelle senza una storia familiare ad alto rischio) (raccomandazione forte, cui corrisponde una evidenza scientifica di qualità moderata), eccetto che negli afroamericani, in cui prove limitate supporterebbero l'inizio dello screening a partire da 45 anni (raccomandazione debole, cui corrisponde una evidenza scientifica di qualità molto bassa)".

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Sul numero del 25 aprile della versione online di JAMA (The Journal of the American Medical Association) è uscita questa classifica  sui maggiori finanziatori dei programmi di tutela della salute nel mondo. Per saperne di più andate alla versione originale dell'articolo. Qui riportiamo solo per curiosità e (magari) riflessione il grande peso della Fondazione che prende nome dai coniugi Gates. Al cui finanziamento tutti noi diamo indirettamente un grosso contributo. Anche io nel mio piccolo in questo preciso momento. 

Global Health Spending and Development Assistance for HealthJoseph L. Dieleman, PhD1Angela E. Micah, PhD1Christopher J. L. Murray, MD, DPhil1 JAMA. Published online April 25, 2019. doi:10.1001/jama.2019.3687

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