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Il dibattito sul privato in sanità rischia di essere inutilmente ideologico se non si guardano i dati e non ci si dà un criterio di lettura razionale. Bisogna partire dalla  realtà della situazione che è diversa da Regione a Regione. Nelle Marche le Case di Cura (in questo post parliamo di quelle multispecialistiche) sono generalmente piccole (nessuna raggiunge i 100 posti letto per acuti, mentre la maggioranza ha tra i 60 ed i 70 posti letto) e negli ultimi anni hanno fortemente ridotto le attività per acuti di area medica (non più logiche in questo tipo di strutture), mentre hanno progressivamente caratterizzato la loro attività privilegiando quella di tipo chirurgico programmato. La assenza di un’area intensiva fa sì che in queste strutture prevalgano linee di attività chirurgica non di alta complessità con l’unica eccezione della chirurgia ortopedica.

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Premetto che ho una profonda stima per il Direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni Alberto Mingardi (sto proprio in questi giorni leggendo il fantastico"La verità, vi prego, sul neoliberismo. Il poco che c'è, il tanto che manca") ma, purtroppo, parlare di sanità applicando categorie generali non funziona. Rinforzo il concetto: non funziona proprio. Il suo comandamento "IV - (Stato) medico, cura te stesso" nel volume curato da Cottarelli e De Nicola - I dieci comandamenti dell'economia italiana -  va totalmente fuori strada. La sanità è un mondo specifico che richiede un approccio dedicato e specialistico. Con questo non esprimo la volontà di rendere la discussione esclusiva e limitata ai tecnici, ma sottolineo la necessità per chi vuole proporre  una ricetta per la sanità italiana di fare uno sforzo di studio e di analisi.

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Il tema dell’accreditamento è al centro questi giorni di alcuni interventi sui giornali. Voglio con questo post provare a ricordare cosa è davvero l'accreditamento senza ricorrere alla citazione delle norme e degli atti di riferimento. E voglio provare a dimostrare che nelle Marche la cultura che esprime l’attuale Manuale di Accreditamento in itinere è la stessa dell’attuale  Piano Socio Sanitario in itinere. Del resto Piano e Accreditamento non sono hanno molto in comune, ma sono in qualche modo (o dovrebbero esserlo) intrinsecamente legati tra loro. Nelle Marche in comune hanno una caratteristica: sono stati ridotti da processo di sistema con carattere ciclico (qual dovrebbero essere) ad atto amministrativo. E quindi sono stati svuotati  del loro potenziale impatto di sistema per diventare funzionali ad esigenze contingenti.

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Con la DGR 872/2019 del 15 luglio la Regione ha pubblicato la Relazione sulla Performance 2018. Come noto la Relazione sulla Performance viene predisposta in applicazione della Legge Brunetta del 2009 e chiude il cerchio del ciclo annuale della performance che inizia con il Piano della Performance che dovrebbe uscire entro il 31 gennaio di ogni anno. Con il Piano ogni ente pubblico assegna gli obiettivi annuali ai propri dirigenti e servizi e con la Relazione viene valutato il loro raggiungimento. Avevo già avuto modo di commentare la Relazione sulla Performance 2017  e adesso analizzo quella del 2018 che presenta per chi si occupa di sanità un elemento di grande interesse: Servizio Sanità e Agenzia Regionale Sanitaria (ARS) vengono valutati con riferimento al “elaborare il nuovo Piano Socio Sanitario 2018-2020”, tema che mi appassiona.

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Abbiamo già avuto modo di parlare più volte del piano di edilizia ospedaliera della Regione Marche. Ad esempio in un precedente post  abbiamo lamentato l’assenza di un qualunque percorso di accompagnamento culturale alla costruzione dei nuovi ospedali, ospedali che dovrebbero caratterizzarsi per una organizzazione per intensità di cura, completamente diversa da quella attuale della stragrande maggioranza degli ospedali marchigiani.

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