×

Messaggio

EU e-Privacy Directive

Questo sito utilizza cookies tecnici e sono inviati cookies di terze parti per gestire i login, la navigazione e altre funzioni. Cliccando 'Accetto' permetti l'uso dei cookie, cliccando 'Rifiuto' nessun cookies verrà installato, ma le funzionalità del sito saranno ridotte. Nell'informativa estesa puoi trovare ulteriori informazioni riguardo l'uso dei cookies di terze parti e la loro disabilitazione. Continuando nella navigazione accetti l'uso dei cookies.

Visualizza la ns. Informativa Estesa.

Visualizza la normativa europea sulla Privacy.

View GDPR Documents

Hai rifiutato i cookies. Questa decisione è reversibile.
Scrivi un commento
Print Friendly, PDF & Email

Alcuni  mi chiedono “Ma nelle Marche cosa c’è da vedere?”. Molti di più sono quelli a cui io vorrei dire cosa c’è da vedere, fare e mangiare nelle Marche. Sono partito da un appunto scritto per un amico che le sta attraversando in camper privilegiando l’interno. Venendo da Bologna gli ho incluso il mio adorato Montefeltro compresa la parte passata alla Emilia-Romagna (ahi che dolor!) e quella toscana. Lì c’è Casteldelci, dove affondano le mie radici familiari.

Scrivi un commento
Print Friendly, PDF & Email

 E’ risaputa la tendenza in tutti i mondi a usare parole ed espressioni apparentemente ricche di significato, ma che - usate spesso in modo così rituale e “vuoto” - finiscono col suscitare (almeno in me) franca irritazione. Ma in certi casi possedere questa capacità apparente di apparire innovativi e ben orientati di questi tempi può aiutare. Ad esempio se si vuole parlare di politica sanitaria e magari cercare consensi. Questo testo che segue vi può aiutare a trovare le parole “giuste” per queste situazioni. E adesso vado con le parole fumose …  Con un successivo post riscriverò le stesse cose in versione non fumosa. La differenza? Le parole fumose dicono cosa, ma non perché e come. Se dici anche perché e come diventano una proposta seria.

Scrivi un commento
Print Friendly, PDF & Email

Fonte: Christian Rocca (Chiudete internet, Marsilio)

Nell’epoca della diffusione delle fake news, il compito della stampa non può essere quello di riportare asetticamente dichiarazioni palesemente false. Il dovere civile dei media è quello di dire chiaramente che si tratta di bugie. In questo momento caratterizzato dall’attacco alle fondamenta della democrazia liberale, il sistema dell’informazione non può limitarsi a lottizzare gli spazi a favore di chiunque senta l’urgenza di dire qualcosa, qualunque cosa. Questa non è imparzialità, è capitolazione: quando le cose non sono vere, bisogna dire che non sono vere, anche per guadagnarsi il rispetto dei lettori. Come ha magnificamente sintetizzato un professore dell’Università di Sheffield, «se qualcuno dice che piove e un’altra persona dice che non piove, il compito di un giornalista non è quello di citarli entrambi. Il compito del giornalista è quello di aprire la finestra, guardare fuori e dire qual è la verità» 

Ma non ditelo ai giornalisti italiani...

Scrivi un commento
Print Friendly, PDF & Email

Abbiamo di recente dedicato due post collegati al tema della mobilità sanitaria interregionale e al ruolo che in questa giocano i privati. Nel primo abbiamo visto la natura della attività svolta nei confronti della Regione Abruzzo da parte di alcune Case di Cura private delle Marche, mentre in un altro abbiamo commentato il rapporto della fondazione GIMBE sui dati della mobilità sanitaria interregionale 2017.

Oggi chiudiamo questo tris di post sulla mobilità affrontando un tema strategico: con la approvazione del Nuovo Patto per la Salute cambieranno radicalmente le regole della mobilità sanitaria. Attenzione: il testo che il  Nuovo Patto per la salute dedica alla mobilità sanitaria interregionale lo trovate nel rapporto della Fondazione GIMBE. Ad ogni buon conto questa parte la trovate alla fine.

Scrivi un commento
Print Friendly, PDF & Email

Il binomio qualità e sicurezza delle cure si ritrova in mille documenti e dà il nome ad una pagina del sito del Ministero della salute, ma c’è una specie di deviazione scoliotica della attenzione nei confronti dei due temi fortemente  sbilanciata dalla parte della sicurezza,  e quindi del risk management o gestione del rischio clinico che dir si voglia. Basta seguire  ciò che “si muove” nella nostra sanità per accorgersene. Prendiamo gli ultimi giorni. E’ stato segnalato l’avvio della certificazione professionale del Coordinatore delle attività di gestione del rischio sanitario. E’ stato presentato un modello made in Italy di gestione del rischio in sanità. Sono stati ancor più di recente presentati gli Atti di un Convegno dei primi due anni di applicazione della Legge Gelli (titolo degli atti: Sicurezza delle Cure e responsabilità degli operatori).

Joomla SEF URLs by Artio