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La spesa per la sanità è sempre oggetto di valutazioni negative, quasi fossero soldi buttati. Eppure costituisce un settore della spesa pubblica con un enorme potenziale positivo, oltre ai riflessi sulla salute (e quindi sulla felicità delle persone).

Confesso che per quanto mi sia applicato ho avuto difficoltà a capire fino in fondo (se tra i lettori c'e' chi può fare chiarezza...) nel dettaglio i documenti che segnalo (si tratta di linguaggio economico e come tutti i linguaggi richiedono una conoscenza specialistica). Ma comunque mi hanno offerto alcuni spunti di riflessione. Si tratta di due analisi pubblicate dall'Istituto Regionale Programmazione Economica Toscana (IRPET):

I due documenti, il secondo con valutazioni anche relative alla nostra Regione, dimostrano che la spesa sanitaria rappresenta un rilevante moltiplicatore per la crescita e lo sviluppo della Regione con un impatto sul PIL regionale e sull'occupazione assolutamente rilevante. Forse un po' il ruolo che ha in America, patria del libero mercato, la spesa militare: un enorme finanziamento pubblico che incentiva la ricerca.  E ricordiamo come  nacque internet che permette questo blog. E' del tutto evidente che le principali aziende di questa regione per risorse gestite e occupati sono le Aziende sanitarie e questa leva può costituire un rilevante strumento di politica economica e di sviluppo dei territorio (sempre dopo aver garantito la salute...). I così diffusi comitati di difesa dell'ospedale o del poliambulatorio o dello sportello CUP sono espressioni (non certo di difesa della salute), ma di difesa del tessuto economico di una piccola realtà locale. I piani di riordino della sanità devono quindi necessariamente valutare l'impatto complessivo sui territori. Analisi come quella sviluppata in Toscana potrebbero aiutare a definire delle strategie positive, in un confronto con le organizzazioni imprenditoriali e sindacali (la sede amministrativa dell'Area vasta 2 collocata a Fabriano è - o è stato - forse un tentativo, riuscito o no, non sta a me dirlo, che andava in questo senso).

Un dato positivo nella lettura della correttezza del rapporto delle nostre aziende sanitarie col tessuto economico complessivo viene dall'analisi dell'Ufficio studi della CGIA di Mestre che ha analizzato la tempestività dei pagamenti ai fornitori: le Marche hanno il miglior dato nazionale (naturalmente merito anche del - forse non  sempre apprezzato  - personale amministrativo...).

 

Naturalmente come in ogni azienda, a maggior ragione - in teoria - perchè pubblica, diviene strategica l'attenzione all'area della ricerca e dello sviluppo e all'impatto ambientale (specie considerando l'elevata quantità di rifiuti speciali prodotti). Ma su questi e altri punti potremo tornare in seguito.

Quindi la spesa sanitaria non va considerata a priori con una accezione negativa. Mi verrebbe da dire: anzi (purché ovviamente governata)!

 

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