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Nel volume "Cosmopolitismo - L'etica in un mondo di estranei", il filosofo Kwame Anthony Appiah racconta della propria esperienza ad ogni rientro nel paese di origine del padre: il Ghana. Infatti, al suo arrivo si raccoglie ogni volta uno stuolo di parenti e amici di famiglia che gli chiedono un aiuto.  Lui è una persona importante e come nell'antica Roma si trova circondanto dai clientes questuanti.
Ma basta un volo in aereo in America per rientrare nella realtà nella quale i clienti (che sono cosa ben diversa dai clientes)  diviene il centro del sistema economico: sulla soddisfazione del cliente si basa il successo o il fallimento di ogni impresa. Purtroppo quando un italiano si reca in Ghana non avverte la stessa sensazione di dissonanza... la dimensione romana dei clientes è infatti ancora ampiamente viva nel nostro Paese.
 
Questo è un serio problema nella gestione della programmazione sanitaria che deve necessariamente passare da una lettura politica delle priorità. E siccome il politico è legato ad uno stuolo di clientes dai quali riceve i voti e ai quali da favori, le scelte assumono un andamento poco rettilineo e quindi si possono determinare profonde anomalie, come ad esempio un ineguale finanziamento delle aziende sanitarie. Quest'ultimo non è un esempio astratto (com'e' nell'impostazione di questo blog contano i fatti documentati). Basta leggere la relazione dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali sul grave dissesto del bilancio della ASL di Grosseto (pagina 9):
La legislazione regionale appare coerente con quella nazionale, ma la prassi sembra ignorare le norme che la stessa Regione si è data. In merito è illuminante quanto dichiarato dinanzi alla Commissione consiliare di inchiesta sull'ASL n. 1 di Massa e Carrara, dal dr. Luca Giorgetti, il funzionario addetto alla predisposizione delle delibere di Giunta regionale con cui vengono assegnate le quote del Fondo sanitario regionale: 
«... per ora le aziende sovra-finanziate sono tre e sono Lucca, Livorno e Grosseto per ragioni che non conosco, ma evidentemente ...(intervento fuori microfono) che hanno di più rispetto a quello che dovrebbero avere, ma quello che dovrebbero avere non è che sia.. voglio dire, è un numero, c'era stato uno studio e poi, per ragioni che non conosco, probabilmente da un lato anche politiche, non ...(intervento fuori microfono) ecco, sono queste tre, a svantaggio di altre realtà che sono invece sotto-finanziate e quali sono quelle sotto-finanziate? Tutte le altre....» 
L'affermazione di Giorgetti appare grave: il tecnico che ha proposto le delibere di Giunta regionale di assegnazione delle quote di FSR alle singole aziende sanitarie, colui che dovrebbe applicare la legge in maniera rigorosa, ammette che, alla fine, prevalgono motivazioni che dichiara di non conoscere bene e che definisce forse «anche politiche»; egli riconosce comunque che, a fronte di tre aziende sovra-finanziate (Lucca, Livorno e Grosseto), tutte le altre sono sotto-finanziate. Sarebbe interessante verificare chi gli abbia chiesto di modificare quanto da lui predisposto sulla base dell'applicazione dei criteri di legge e per quale motivo abbia comunque predisposto (come dallo stesso riconosciuto con nota fatta pervenire alla Commissione) una serie di deliberazioni.
Nella relazione di minoranza è stata effettuata una valutazione comparativa tra tutte le ASL della Toscana utilizzando atti ufficiali. È stato ipotizzato che la popolazione ponderata, criterio fondamentale di riparto del Fondo sanitario nazionale, e poi del fondo sanitario regionale (nel rispetto delle leggi nazionali e regionali), sia rimasta stabile negli anni presi in considerazione; eventuali variazioni non possono incidere significativamente sul senso dei dati forniti.
La Commissione ha preso atto di alcuni errori metodologici in tale elaborato, pur riconoscendo che rimane inalterata la validità delle conclusioni e cioè che l'utilizzo del fondo sanitario regionale non ha rispettato pedissequamente le norme citate e che, rispetto alle esigenze del proprio territorio, la ASL n. 1 è stata sistematicamente sotto-finanziata.
 
Nella relazione poi ci sono i numeri dell'anomala ripartizione del fondo.
 
Oltre alla cultura dei clientes, c'e' un altro problema: la tendenza  a prevalere nelle politiche pubbliche degli interessi concentrati su quelli diffusi. Se ho da distribuire 1,5 milioni di euro, distribuendoli a tutta la popolazione viene 1 euro a testa (chi farebbe una telefonata a un consigliere regionale per una simile somma?), mentre tre imprese, con una adeguata azione di lobbing, possono portarsi a casa 500.000€ a testa... ( legge dei "benefici concentrati e perdite diffuse", il libro del 1967 di Olson è disponibile on line)
 
Eppure occuparsi dei cittadini come clienti, ovvero quei  soggetti grazie ai quali il sistema sanitario esiste, potrebbe avere un ben maggiore ritorno elettorale del favore elargito ad un singolo o ad un gruppo organizzato.  Si immagini l'impatto di un forte rilancio delle campagne di screening con migliaia di persone prese in carico per prevenire una malattia o una efficace rete di gestione della cronicità che non renda un incubo il momento di perdita di autonomia di un familiare...
 
Avendo ben chiari tutti i numeri forse...
 
 
 
 
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