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Si, perchè la domanda giusta è: quanti sono gli infermieri di cui hanno bisogno i cittadini della Regione Marche? Proviamo allora a ragionare sul problema.

Partiamo da un primo punto: quanti sono gli infermieri in Italia (e nelle Marche)?
Gli infermieri sono tanti, da un certo punto di vista. Se ci si basa sull’unico documento ministeriale sul personale del SSN (dati 2013), gli infermieri rappresentano il 58,5% del personale sanitario. Ma da un altro punto di vista sono pochi. Nell’ultimo rapporto sulla sanità dell’Organizzazione per la Cooperazione e Sviluppo Economico (OCSE), che raggruppa 35 paesi europei ed extra-europei l’Italia si conferma agli ultimi posti nel rapporto infermieri/medici (1,4). Nelle Marche (dati 2013 tratti dall’ultimo rapporto OASI della Bocconi), la situazione qualche anno fa era migliore della media nazionale. Ma certo lontana dalla situazione dei paesi dell’OECD “migliori”.

Secondo punto: ma come gli infermieri influenzano la qualità dell’assistenza?
Migliorandola o peggiorandola a seconda del numero di infermieri o di ore/infermiere messe a disposizione dei pazienti. Nella letteratura specializzata (che tutti i dirigenti dovrebbero conoscere sia di area amministrativa che sanitaria vista la rilevanza della questione) si parla di esiti nursing sensibili, ovvero di risultati di salute specificamente legati alla adeguata disponibilità di personale infermieristico. Non si tratta di risultati ”minori”: con la inadeguata disponibilità di infermieri aumentano le lesioni da pressione, le cadute, le infezioni associate all’assistenza (vie urinarie, polmoniti, torrente ematico), durata della degenza e mortalità. Ovviamente il rapporto tra esiti e personale infermieristico diventa sempre più stretto quanto più sale la complessità della casistica in carico, diventando massima nelle terapie intensive.

Terzo punto: il problema si pone solo in ambito ospedaliero?
No, visto che ormai sia a livello domiciliare che residenziale (si prendano le strutture intermedie) sale la complessità dei pazienti in carico. Inoltre, a livello extra-ospedaliero viene emergendo un ruolo sempre più importante ed innovativo dell’infermiere.

Quarto punto: cosa avviene nelle Regioni e nella Regione Marche? La Regione Emilia-Romagna coordina una ricerca sugli esiti nursing sensibili. La Regione Veneto ha fatto una delibera sugli standard assistenziali nelle aree di degenza. La Regione Marche ha come vecchi riferimenti su questi temi il Manuale di autorizzazione del 2001 (pagina 80) e l'analisi condotta dall'ASUR nella Determina 240/2011.

Quinto punto: cosa avviene nelle Aziende?
Le Aziende si muovono in una cornice molto stretta. Quando viene mandato in Regione un atto che riguarda la politica del personale (e quindi la programmazione del personale infermieristico) si sa la verifica atterrà alla compatibilità economica e quindi il tetto di spesa per il personale il cui rispetto è anche tra gli obiettivi delle direzioni. Se prendiamo una Delibera Regionale a caso tra le ultime pubblicate che valuta una determina aziendale sul fabbisogno di personale (DGR 1170/17: AO Marche Nord - DGR 1377/17: AOU OORR Ancona; DGR 1340/17: ASUR; DGR 880/17: INRCA) si potrà vedere il richiamo all’obiettivo di raggiungere nel 2020 una spesa per il personale pari a quella del 2004 meno l’1,4%. Per quanto riguarda la parte sanitaria c’è sempre nelle delibere regionali la frase “Dagli elementi contenuti nel documento istruttorio, si ritiene di esprimere, in coerenza con gli atti di programmazione sanitaria regionale, unicamente per la parte di competenza, parere favorevole all’adozione dell’atto da parte della Giunta regionale”. 

In sintesi, cosa serve alla nostra Regione?
E' urgente, magari l'occasione può essere rappresentata della revisione del Manuale di autorizzazione, che si definisca una politica (nel senso di policy) sul personale e in particolare sul ruolo degli infermieri. Certo i professionisti (in questo caso gli infermieri) sono pronti ad innovazioni anche importanti, ma il sistema li deve mettere in condizioni di farlo. Per evitare, magari, che vadano altrove a fare le esperienze che qui ancora non si riescono a fare. Ma questo è un altro discorso.

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